Benvenuti nel blog della classe 5^C

mercoledì 16 maggio 2012

Educazione all’affettività e alla sessualità


Comunicazione ai genitori degli alunni e delle alunne


Le “Indicazioni Nazionali” della riforma Moratti, definiscono i contenuti che gli alunni devono sapere, i “livelli essenziali di prestazioni” a cui tutte le scuole sono tenute. Essi prevedono anche l’educazione affettiva, che significa informazione sessuale ma anche trasmissioni di valori. Quest’educazione entra ora formalmente nelle finalità dell’istruzione.
Dalla scuola Primaria, alla scuola Secondaria di Primo grado, nel corso di 8 anni di scuola, gli alunni dovranno apprendere conoscenze ed abilità, da tradurre in competenze, in grado di “farli diventare” futuri cittadini. Il concetto di “convivenza civile” diventa così più complesso e sottintende queste educazioni: salute, cittadinanza, affettività, stradale, ambientale, sintetizzabili appunto nella ”Educazione alla convivenza civile”.
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Premesse al progetto d’educazione affettiva/sessuale programmato per la classe quinta C Primaria Costa.
Lo sviluppo dell’affettività –t
ramite gesti, scambi, esperienze- e i processi d’identificazione con i modelli maschile e femminile costituiscono la base dell’educazione sessuale.
Quest’educazione si realizza primariamente in famiglia, in quanto la relazione tra genitori e figli è di valore insostituibile.
Educare, per noi insegnanti, significa anche offrire ad ogni alunno stimoli culturali, affettivi, sociali adeguati, affinché ciascuno sviluppi le proprie potenzialità in modo armonico.
Favorire questo processo in modo armonico in un bambino vuol dire permettergli di crescere pienamente, di costruirsi un’identità definita ed una personalità equilibrata.
Il nostro lavoro didattico cerca di cogliere il desiderio, insito in ogni persona, di diventare grande, di crescere, riconoscendo nelle varie tappe della propria storia, la storia di tutti, la storia della vita.
Il nostro progetto si definisce come educazione all’affettività, perché intendiamo guardare alla sessualità nell’ampiezza della complessità che la caratterizza.

Quale posto occupa la sessualità nella formazione della persona?
Ponendoci questa domanda, osservando i comportamenti degli alunni, i loro disagi relazionali, le loro domande espresse e inespresse, ho dato inizio alla progettazione formativa/didattica.
“La sessualità coinvolge molti aspetti della personalità: definisce non solo l’identità corporea di ciascuno nella sua dimensione sessuale, ma anche l’identità psicologica e sociale”.
Con questa proposta voglio quindi rendere cosciente l’alunno delle sue caratteristiche somatiche e psicologiche e fargli anche comprendere che la diversità sessuale comporta inevitabilmente differenze a livello psichico e sociale.

Quale sessualità?
Il mondo d’oggi, soprattutto attraverso i mezzi d’informazione, porta spesso in primo piano la sessualità, con fatti di cronaca, spettacoli, immagini... Alcune volte questi messaggi sono di difficile interpretazione, perché parziali ed ambigui, altre volte essi hanno addirittura contenuti fortemente negativi. Per un bambino è praticamente impossibile orientarsi in mezzo ad essi e riuscire, da solo, a “leggerli” chiaramente, cogliendo anche l’idea di sessualità che questi sottendono.
“Per una crescita effettiva, invece, è fondamentale che il bambino arrivi non solo ad inquadrare la sfera sessuale in una visione unitaria, ma anche a connotarla positivamente. Unicamente così egli riuscirà a sperimentare diverse situazioni di vita senza perdere la propria identità, ed anzi sviluppando capacità critiche di giudizio e di comportamento nei confronti della realtà in cui si trova”.
Sono convinte che il lavoro scolastico consista proprio in questo: costruire una pedagogia che comunichi al bambino la bellezza e la ricchezza della sessualità e gli offra una visione positiva della sua crescita, anche in questa dimensione.
Lezione o percorso?

Per taluni adulti ciò che riguarda il sesso è oggetto di quell’apprendimento spontaneo che da sempre si genera tra i coetanei, tramite allusioni e discorsi più o meno lacunosi. Altri, invece, parlano di sessualità ai bambini e ai ragazzi, ma offrono solo risposte a domande specifiche, badando soprattutto a trasmettere informazioni e a fornire un corredo scientificamente preciso e ampio di conoscenze. Così gli adulti risolvono spesso l’educazione sessuale in momenti brevi e circostanziati, seguiti da lunghi spazi di silenzio...almeno fino alla domanda successiva!
Per noi educatori non può essere così. La sessualità, per gli aspetti di crescita che porta con sé, è un processo che si sviluppa in fasi evolutive. Va perciò portato alla luce, esplorato e conosciuto, ed il protagonista di questo lungo percorso di apprendimento deve essere proprio il bambino.
Il lavoro presentato in classe offre momenti di esercitazione, sia personale, d’attuarsi anche in famiglia, sia di gruppo e/o di classe.
Queste proposte sono molto importanti:
·    consentono al bambino di focalizzare l’attenzione sugli aspetti meno evidenti della sua sessualità,
·    mettono l’accento sulla dimensione psicologica e sociale della sessualità,
·    lo fanno riflettere su atteggiamenti e comportamenti individuali e collettivi.

Nell’ambito di questo percorso le somiglianze riscontrate andranno a rinforzare l’identità personale, mentre le diversità, che sicuramente emergeranno, acquisteranno valenza positiva, come possibilità d’arricchimento.
E gli adulti?

Se la finalità dell’educazione sessuale è che il bambino prenda conoscenza di sé nella propria identità sessuale, come si collocano gli adulti intorno a lui?
·     sono compagni di viaggio,
·     camminano sulla stessa strada,
·     sostengono i ragazzi nei momenti di ricerca,
·     valorizzano le loro scoperte,
·    li aiutano a riconoscere che il cammino di ciascuno s’intreccia saldamente con quello degli altri, perché lo sviluppo dell’io va di pari passo con lo sviluppo del noi.

Perché a scuola?
Ambito privilegiato, nel quale realizzare questo percorso, è la scuola: l’educazione all’affettività e della sessualità ben si collocano all’interno di un curriculum scolastico, in quanto costituisce centro unificante, e nello stesso tempo trasversale, di tutte le discipline

Il gruppo classe, per l’intreccio di relazioni che favorisce, costituisce un ambiente ideale, nel quale la dimensione sociale della crescita sessuale può esplicarsi serenamente: la presa di coscienza di sé si realizza tramite il confronto con il sé dei compagni.
“In tale ottica l’insegnante si presenta come figure adulta comune al gruppo classe, in grado di suscitare interesse e rispondere a curiosità, ma anche di interpretare i bisogni del bambino e promuovere la consapevolezza dei singoli e dell’intero gruppo circa il processo di crescita in atto”.

Ma non solo a scuola
E gli adulti dell’ambito familiare? Essi sono assolutamente indispensabili alla piena realizzazione del progetto educativo.
Ritengo, infatti, che tra genitori ed insegnanti debbano crearsi occasioni di scambio e di approfondimento del percorso proposto. Ciò che viene conosciuto e vissuto in classe deve essere conosciuto e vissuto anche a casa: viceversa, dalla famiglia devono arrivare alla scuola nuovi e continui stimoli, secondo le molteplici risposte che le tematiche affrontate possono suscitare.
Ciascuna delle due realtà ha il proprio ruolo peculiare da svolgere: essere consapevoli ed imparare a gestire il rispettivo ruolo tramite il confronto, senza rinunciare ad esso o delegarlo ad altri, rappresenta per noi la possibilità concreta di farci educatori.
Una visione positiva della sessualità ci porta a ritenere che non esistono argomenti che non possono o non debbono essere affrontati con i ragazzi. Se l’approccio è semplice e chiaro, ma soprattutto sereno, anche tematiche difficili o scabrose possono “passare” senza creare imbarazzo.

Un ringraziamento agli autori del progetto:
Realizzazione a cura dell’Idr: Butti Maria Grazia

14 commenti:

  1. Bravi, ottimo progetto; condividiamo sia motivazioni che metodo : anche noi abbiamo il timore che i bambini possano essere disorientati da tutti i
    segnali sessuali che quotidianamente TV ecc. gli "sbattono in faccia" senza filtri nè spiegazioni. E' bene invece che possano confrontarsi con adulti e non solo con coetanei e/o fratelli maggiori.
    Sandro e Barbara Urso

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    1. Grazie per la condivisione di opinioni e pareri.

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  2. Bello! sono proprio contenta perchè è un momento della loro vita molto importante ma soprattutto molto delicato, e la presentazione è ottima.
    Grazie
    Fulvia

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    1. Grazie per la condivisione di opinioni e pareri.

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  3. Ciao la presentazione è bellissima
    Ciao Sharon

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    1. Ciao, contento che sia di tuo gradimento, rivedila insieme alla mamma

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Grazie per il commento anche se è stato eliminato.

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  5. A volte si evita di parlare della sessualità con i propri figli a causa dell'imbarazzo che provoca a noi genitori facendo passare un messaggio sbagliato, se poi ci aggiungiamo quello che ci viene proposto quotidianamente dai mass media la confusione a quest'età è totale.
    Parlare della sessualità in modo naturale e confrontarsi anche con i più grandi eviterà loro imbarazzi futuri.
    Complimenti per il progetto lo condivido pienamente.
    Grazie
    Natascia

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  6. Ciao maestro,studiando scienze guardavo dei video, c'è ne stato uno che mi è piaciuto molto:" il miracolo della vita "
    Se lo vuoi vedere lindirizzo è questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=cDvY3VZIFng&feature=related

    Ciao spero ti piaccia.

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    1. Bellissimo, brava! Adesso lo metto sul blog

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  7. trovo che questa iniziativa sia molto importante,perché aiuta i genitori in questo passaggio non sempre facile da affrontare.
    Grazie Monica.

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    1. Vero, quando si è coinvolti emotivamente (rapporto figli-genitori) certi argomenti non sono facili da affrontare.

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